Il raffrescamento evaporativo, definito tecnicamente come adiabatico, è un’ottima soluzione per combattere il caldo e l’afa tipici della stagione estiva che si sta avvicinando. Il suo funzionamento si basa sull’evaporazione dell’acqua e sulla conseguente creazione di un flusso d’aria che risulta fresco e naturale e rende più confortevole ogni ambiente. Questo fenomeno può essere di due tipi differenti: si ha, infatti, il raffrescamento evaporativo diretto da una parte e il raffrescamento evaporativo indiretto dall’altra. In questo articolo, Syner Progetti, grazie alla sua pluriennale esperienza nel settore, ti farà scoprire tutte le differenze tra raffrescamento adiabatico diretto e indiretto.

Cos’è il raffrescamento evaporativo o adiabatico?

Il raffrescamento evaporativo è un sistema di raffreddamento che si verifica grazie al principio naturale dell’evaporazione dell’acqua in combinazione con un sistema di ventilazione simile a quello presente nei tradizionali ventilatori. Tale combinazione permette di abbassare la temperatura di un qualsiasi ambiente grazie a un flusso d’aria che risulta fresco e piacevole, mantenendo il tasso di umidità a un livello ottimale che non provochi disagio o danni per la salute.

Tale processo di raffreddamento è causato da uno scambio di energia tra acqua e aria e, per questo, non richiede l’utilizzo di sostanze chimiche specifiche, rappresentando una soluzione a basso impatto ambientale e che richiede bassi costi d’acquisto e di gestione. A seconda delle esigenze, tuttavia, è preferibile il raffrescamento adiabatico diretto o quello indiretto: come scegliere il migliore per te? Quali sono le differenze? Vediamole nel dettaglio.

Il raffrescamento evaporativo diretto

Tra raffrescamento adiabatico diretto e indiretto, il primo è quello che permette non solo di abbassare la temperatura di un ambiente, ma allo stesso tempo consente di aumentare il tasso di umidità presente nell’aria. Per questo motivo, il raffrescamento evaporativo diretto è consigliato per ambienti particolarmente caldi e secchi, all’interno dei quali sia necessario incrementare l’umidità relativa. Questo tipo di raffrescamento adiabatico utilizza il cosiddetto calore latente di evaporazione, cioè quell’energia che viene scambiata durante il passaggio dell’acqua dallo stato liquido allo stato gassoso (il vapore acqueo, appunto).

Il processo di raffreddamento fa sì che l’aria calda esterna venga utilizzata per fare evaporare l’acqua che, come vapore acqueo, andrà ad abbassare la temperatura e aumentare l’umidità grazie al flusso di aria fresca emesso dalla ventola interna al raffrescatore evaporativo. È proprio questa ventola che consente di aspirare l’aria calda e farla passare attraverso una membrana pregna d’acqua, che andrà così ad evaporare. Il meccanismo si struttura come un ciclo continuo: la membrana viene tenuta costantemente bagnata, per permettere un’evaporazione costante e l’emissione diretta nell’ambiente di aria raffreddata e umidificata.

Dato il suo funzionamento e le sue caratteristiche, il raffrescamento evaporativo diretto ha il vantaggio di mantenere i bassi costi di gestione tipici di questo sistema; rappresenta la soluzione ideale in ambienti caratterizzati da aria secca, oltre che calda, e in cui sia necessario disperdere il calore generato da macchinari (come accade in molte industrie). Tuttavia, dal momento che questo sistema è strettamente legato al calore latente di evaporazione, ha lo svantaggio di poter creare condizioni di disagio in casi in cui la quantità di tale energia sia notevole.

Il raffrescamento evaporativo indiretto

Differente e leggermente più complesso è, invece, il raffrescamento evaporativo indiretto che richiede l’utilizzo di uno scambiatore di calore, ovvero di un macchinario che permette lo scambio di energia termica tra fluidi caratterizzati da diversa temperatura. Lo scambiatore viene utilizzato in aggiunta al meccanismo di raffrescamento evaporativo diretto, per far sì di assorbire il calore esterno e trasformarlo in aria più fresca.

A causa del passaggio intermedio creato dall’aggiunta dello scambiatore di calore, dunque, il raffreddamento non avviene in maniera diretta ma si divide in un primo circuito in cui avviene l’evaporazione e in un secondo circuito all’interno del quale l’aria si raffredda per poi andare ad abbassare la temperatura con l’emissione nell’ambiente. Il tasso di umidità, con questo tipo di raffrescamento adiabatico, non viene modificato in maniera rilevante, poiché l’aria viene raffreddata senza essere umidificata; gli impianti che funzionano grazie a questo processo, anzi, non possono operare se l’umidità dell’ambiente supera certi valori.

Come il raffrescamento evaporativo diretto, quello indiretto richiede bassi costi di gestione poiché si basa sul solito principio dell’evaporazione. Tuttavia, ha il vantaggio di non richiedere il controllo dell’umidità e di consentire il raffrescamento anche di aree calde ma già umide, nonché di mantenere sotto controllo le condizioni di purezza dell’aria, essenziali specie in alcuni contesti (come, ad esempio, nell’industria farmaceutica).

Conclusione

In questo articolo abbiamo visto le principali differenze tra i sistemi di raffrescamento adiabatico diretto e indiretto, entrambi basati sul passaggio dell’acqua dallo stato liquido a quello gassoso. Il raffrescamento evaporativo diretto si caratterizza per un meccanismo semplice, diretto appunto, basato sulla presenza di una ventola e di una membrana bagnata che consentono l’evaporazione dell’acqua e creano un flusso d’aria raffreddato e umidificato. Il raffrescamento evaporativo indiretto, invece, vede l’aggiunta di uno scambiatore di calore che fa sì che l’aria venga raffreddata senza modificare il suo contenuto di umidità.

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